Sotto la Dinasta Tzin (intorno al 400 d.C.) fu molto in voga in Cina la dottrina del Tao coi suoi ideali di ozio contemplativo in reazione alle convenzioni sociali imposte da Confucio. Molti personaggi si ritirarono sui monti e vissero da eremiti. Il più grande fra questi poeti eremiti fu T’ao Ch’ien di cui ci cono rimaste approssimativamente 130 opere. I suoi versi, raffiguranti una vita agricola spensierata, fatta di vino e di musica, gli valsero l’appellativo di “poeta dei campi”. Noi vi proponiamo tre suoi componimenti.



Do la colpa ai miei figli

 

Ciocche bianche mi coprono le tempie;

Sono rugoso e appassito senza scampo.

Ho cinque figli, è vero;

Ma tutti odian la carta ed il pennello.

Ha diciott’anni A-shu;

Per pigrizia è proprio impareggiabile.

A-suan fa quel che può:

Ma in verità detesta le Arti Belle.

Jun-tuan ha tredici anni,

Ma non distingue ancora sei da sette.

Nel nono anno Tung Tzu

Non pensa che alle noci e alle pere.

Se il ciel così mi tratta,

Che posso far se non empir la coppa?

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Grano novello

 

Veloci gli anni – in fuga senza ritorno;

Solenne la calma di questa bella mattina.

Mi voglio vestire con vesti primaverili

E visitare i declivi del monte a Levante.

Sul rivolo alpestre aleggia un fiocco di nebbia,

Aleggia un momento ancora, poi si disperde.

Giunge un vento che soffia da Mezzogiorno

E spazza i campi verdi di grano novello.

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Inondazione

Le nuvole insistenti corrono corrono,

La pioggia regolare gocciola gocciola.

Nelle Otto Direzioni è lo stesso crepuscolo;

E la pianura è una sola grande fiumana.

Vino, vino ho qui in serbo!

Ozioso bevo alla finestra d’Oriente.

Con grande nostalgia penso agli amici,

Ma non vedo apparir barca né cocchio.

Fonte:

Liriche Cinesi (Einaudi, 1968). Trad. It. Giorgia Valensin