Uomini più grandi di me, non sono venuti a patti con la Vita.

(da Ariel)

Charles Bukowski

Nato in Germania nel 1920 ma cresciuto a Los Angeles, in America, Charles Bukowski dimostrò presto il suo talento. Il suo primo racconto fu pubblicato a ventiquattro anni e solo più tardi, a trentacinque, la sua prima poesia. Nel mezzo una parentesi oscura fatta di espedienti, miseria e alcool. Un mondo poetico, il suo, pieno di travagliato disincanto, fatto di fallimenti e promesse non mantenute; un mondo al margine in cui però abbonda la presenza femminile. «Non vi venga l’idea che io sia un poeta» proclamava Bukowski, ma ovviamente nessuno come sempre gli diede retta. Nelle sue poesie è infatti evidente la scelta accurata delle parole, l’attenzione ai ritmi del verso e la ricerca continua, di una precisa musicalità.


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Poesie estratte da Mockingbird Wish me Luck (1972)

Pioggia

Un’orchestra sinfonica.

Scoppia un temporale,

stanno suonando un’ouverture di Wagner

la gente lascia i posti sotto gli alberi

e si precipita nel padiglione

le donne ridendo, gli uomini ostentatamente calmi,

sigarette bagnate si buttano via,

Wagner continua a suonare, e poi sono tutti

al coperto. Vengono persino gli uccelli dagli alberi

ed entrano nel padiglione e poi c’è la Rapsodia

Ungherese n.2 di Liszt, e piove ancora, ma guarda,

un uomo seduto sotto la pioggia

in ascolto. Il pubblico lo nota. Si voltano

a guardare. L’orchestra bada agli affari

suoi. L’uomo siede nella notte della pioggia,

in ascolto. Deve avere qualcosa che non va,

no?

è venuto a sentire

la musica.

Farcela

Ignora tutti i possibili concetti e le possibilità –

ignora Beethoven, il ragno, la dannazione di Faust –

bada solo a farcela, tesoro, a farcela:

una casa  una macchina  una pancia piena di fagioli

paga le tasse

chiava

e se non puoi chiavare

copula.

Fà soldi ma non lavorare

troppo – fa che per farcela paghi

qualcun altro – e

non fumare troppo ma bevi quanto basta

per avere i bervi calmi, e

sta lontano dalla strada

pulisciti bene il culo

usa molta carta igienica

è cattiva educazione far sapere alla gente che caghi

o che potresti puzzare così

se non stessi

attento.



La donna ideale

Il sogno di un uomo

è una puttana con un dente d’oro

e il reggicalze,

profumata

con ciglia finte

rimmel

orecchini

mutandine rosa

l’alito che sa di salame

tacchi alti

calze con una piccolissima smagliatura

sul polpaccio sinistro,

un po’ grassa,

un po’ sbronza,

un po’ sciocca e un po’ matta

che non racconta barzellette sconce

e ha 3 verruche sulla schiena

e finge di apprezzare la musica sinfonica

e che si ferma una settimana

solo una settimana

e lava i piatti e fa da mangiare

e scopa e fa pompini

e lava il pavimento della cucina

e non mostra le foto dei suoi figli

né parla del marito o ex-marito

di dove è andata a scuola o dov’è nata

o perché l’ultima volta è finita in prigione

o di chi è innamorata,

si fermi solo una settimana

solo una settimana

e fa quello che deve fare

poi se ne va e non torna più indietro

a prendere l’orecchino dimenticato sul comò.

Così vanno le cose

«Tutto quello che hai scritto sul dolore e sulla sofferenza

è solo un mucchio di merda»

Solo perché t’ho detto che la musica rock

mi fa venire il mal di testa

solo perché abbiamo dormito e ci siamo svegliati

e abbiamo mangiato insieme

solo perché insieme siamo stati

in macchina e alle corse

insieme

nei parchi  nelle stanze  nelle vasche da bagno

solo perché abbiamo visto lo stesso cigno e lo stesso cane

nello stesso momento

solo perché abbiamo visto lo stesso vento

gonfiare la stessa tendina

sei improvvisamente diventata un critico letterario

solo perchè hai scolpito la mia testa

e letto i miei libri

e mi hai parlato dei tuoi amori e delle tue avventure

e dei tuoi viaggi

solo perché conosco il nome di tua figlia

e ti ho cambiato una gomma

sei improvvisamente diventata un critico letterario

solo perché una rivistucola ti ha accettato 3 poesie

solo perché stai scrivendo un romanzo sulla tua follia

solo perché dimeni il culo e hai lunghi capelli castani

sei improvvisamente diventata un critico letterario

solo perché t’ho scopato 144 volte

sei improvvisamente diventata un critico letterario

be’, dimmi, allora

di tutti questi autori… chi soffre veramente?

come? sì, l’avrei

giurato: tu.

Così, nell’interesse di noi tutti

saluta i vivi che hanno perso la forza

di piangere, e

mentre bianche signore in stanze rosa

indossano orecchini verdi e azzurri,

saluta anche me.

Fonte:

Charles Bukowski, Poesie – 1955/1973

(Oscar Mondadori, 1986)



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