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(Mohandas Karamchand Gandhi)

Mohandas Karamchand Gandhi

Comunemente noto con l’appellativo onorifico di Mahatma (letteralmente “grande anima”) è stato un politico, filosofo e avvocato indiano. Pioniere e teorico del satyagraha, la resistenza all’oppressione tramite la disobbedienza civile di massa che ha portato l’India all’indipendenza. Il satyagraha è fondato sulla satya (verità) e sull’ahimsa (nonviolenza). Con le sue azioni Gandhi ha ispirato movimenti di difesa dei diritti civili e personalità quali Martin Luther King, Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi. In India, è stato riconosciuto Padre della nazione e il giorno della sua nascita (2 ottobre) è un giorno di festa nazionale. Questa data è stata anche dichiarata «Giornata internazionale della non violenza» dall’ONU.




Frasi di Gandhi sulla teoria della non-violenza

  • Fino al 1906 mi sono affidato esclusivamente alla ragione. Ero un riformatore molto attivo ed un ottimo redattore di petizioni […] tuttavia, quando giunse il momento critico nel Sud Africa, dovetti scoprire che la ragione non era sufficiente. La mia gente era eccitata e si cominciava a parlare di vendetta. Mi ritrovai di fronte all’alternativa tra aderire anche io alla violenza o trovare un altro metodo per risolvere la crisi e far cessare l’ingiustizia, e allora mi venne in mente l’idea di rifiutare di obbedire alle leggi discriminatorie, affrontando per questo anche la prigione. Nacque così l’equivalente morale della guerra.

 

  • Così nel 1920 divenni un ribelle. Da allora mi sono andato sempre più convincendo che la ragione non è sufficiente ad assicurare cose di fondamentale importanza per gli uomini, che devono essere conquistate con la sofferenza. […] L’appello della ragione è rivolto al cervello, ma il cuore si raggiunge solo attraverso la sofferenza. essa dischiude la comprensione interiore dell’uomo. La sofferenza, e non la spada, è il simbolo della razza umana.

 

  • Io approvo la completa non-violenza e la considero possibile nei rapporti tra uomo e uomo e tra nazione e nazione; ma questa non è una ‘rinuncia ad ogni lotta concreta contro l’ingiustizia’. Al contrario, nella mia concezione la non-violenza è una lotta contro l’ingiustizia più attiva e più concreta della ritorsione, il cui effetto è solo quello di aumentare l’ingiustizia. Io sostengo un’opposizione mentale, e dunque morale, all’ingiustizia. Cerco con tutte le mie forze di ottundere l’affilatura alla spada del tiranno, ma non contrapponendo ad essa un’arma più affilata, bensì deludendo la sua aspettativa di una resistenza fisica da parte mia. La resistenza morale che io opporrò servirà a disorientarlo.

 

  • Non credo, dunque, sia presuntuoso da parte mia voler tracciare sinteticamente le caratteristiche e le condizioni del successo della non-violenza. Esse sono:
  1. La non-violenza è la legge della razza umana ed è infinitamente più grande e potente della forza bruta.
  2. Essa non può essere di alcun aiuto a chi non possiede una fede profonda nel Dio dell’Amore.
  3. La non-violenza offre la più completa difesa del rispetto di se stesso e del senso dell’onore dell’uomo, ma non sempre garantisce la difesa della proprietà della terra e di altri beni mobili, sebbene la sua pratica continua si dimostri anche nella difesa di questi ultimi un baluardo migliore del possesso di uomini armati.
  4. Gli individui e le nazioni che vogliono praticare la non-violenza debbono essere pronti a sacrificare tutto, tranne il loro onore.
  5. La non-violenza è un potere che può essere posseduto in egual misura da tutti – bambini, ragazzi e ragazze, posto che essi abbiano una fede profonda nel Dio dell’Amore e che, quindi, possiedano un uguale amore per tutto il genere umano.
  6. È un profondo errore supporre che questa legge sia applicabile per gli individui e non lo sia per le masse dell’umanità.

 

  • Nell’applicazione del satyagraha ho scoperto fin dai primi momenti che la ricerca della verità non ammette l’uso della violenza contro l’avversario, ma che questo deve essere distolto dall’errore con la pazienza e la comprensione. Infatti, ciò che sembra la verità a uno può sembrare un errore ad un altro. E pazienza significa disposizione a soffrire. Dunque il senso della dottrina è la difesa della verità attuata non infliggendo sofferenze all’avversario ma a se stessi.

 

  • Sono profondamente convinto che la non-violenza è infinitamente superiore alla violenza, che il perdono è cosa più virile della punizione.

 

  • Non-violenza non significa docile sottomissione alla volontà del malvagio, ma l’impiego di tutte le forze dell’anima contro la volontà del tiranno. Agendo guidati da questa legge è possibile, anche ad un solo individuo, sfidare l’intera potenza di un impero ingiusto.

 

Fonte:

M.K. Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza (Giulio Einaudi Editore)

a cura di Giuliano Pontara – traduzione di F. Grillenzoni e S. Calamandrei

 




 

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febbraio 22nd, 2018|Categories: Massime d'Autore|Tags: , |0 Comments

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