BASHŌ

Bashō è stato uno dei più grandi poeti giapponesi e fu fondatore della scuola che canonizzò l’haiku. La sua poesia, colma di elementi propri della cultura classica cinese e giapponese e della filosofia Zen, è caratterizzata da un linguaggio chiaro e conciso, che vede la compresenza di elementi tipici della quotidianità uniti alla descrizione mirabile delle profonde emozioni dell’autore.  In questa pagina abbiamo raccolto alcuni haiku, dedicati alle quattro stagioni, scritti dal grande maestro giapponese.




PRIMAVERA

Sul sentiero di montagna

scorgo un non so che di grazioso,

un fior di violetta.

Nel vecchio stagno

tonfo di rana:

eco dell’acqua.

Nuvole di fiori:

il suono della campana arriva

da Ueno o da Asakusa?

Affaticato,

mentre cerco albergo,

mi scopro sotto i fiori di glicine.

O primavera che se ne va!

gli uccelli cantano,

negli occhi dei pesci lacrime.

Profumo di fiori di pruno:

sorge improvviso il sole

sul sentiero di montagna.

______

ESTATE

Il cavallo mi porta lentamente:

mi vedo, come in un quadro,

in un campo d’estate.

Un polpo nel vaso in fondo al mare:

il sogno è effimero,

sotto la luna d’estate.

Ah che aria sacra!

le fronde verdi e nuove riflettono

la luce del sole.

Erbe folte d’estate,

residui del sogno

di antichi guerrieri.

Assalito dalle pulci e dai pidocchi,

sento il cavallo orinare

vicino al mio guanciale.

Silenzio:

penetra la roccia

il canto delle cicale.

Raccolta la pioggia di Maggio,

è ancor più rapido

il fiume Mogami.

Non pare

muoiano tra poco:

cantano le cicale.




AUTUNNO

Un corvo

si è poggiato sul ramo spoglio:

tramonto d’autunno.

la tempesta autunnale batte la la pianta di musa:

sento il rumore della pioggia

che cade nel mastello durante la notte.

Nella mente l’immagine di un teschio abbandonato,

mentre il vento penetra

la mia carne.

O poeti che ascoltate commossi le voci delle scimmie,

cos’è per voi il pianto di un bambino

abbandonato al vento autunnale?

Un’altea sul bordo della strada:

l’ha inghiottita

il mio cavallo.

Addormentato sul cavallo

scorgo, tra sogno e alba, la luna lontana

e il fumo del tè.

______

INVERNO

Ah, non ho alcun male!

È già passato tutto ieri

dopo la zuppa di pesce palla.

Suono del remo che batte le onde:

si gelano le viscere

nella notte di lacrime.

Componendo versi liberi nella tramontana,

sono come Chikusai,

poeta viandante.

Sta scendendo la sera sul mare:

è tenuemente bianca

pure la voce delle anatre.

Bevendo sake

mi sveglio sempre più

e guardo cadere le neve nella notte.

“Viaggiatore” voglio esser chiamato,

ora che cade

il primo scroscio della stagione.




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