“Il gesto della musica classica è conoscenza della tragicità dell’esser uomo, affermazione del destino umano, coraggio, serenità!”

(Il gioco delle perle di vetro)




Cosa sarebbe la vita senza musica?

“Quante volte, quando non c’è più nulla che ci possa aiutare, quando neppure il blu del cielo e una notte stellata riescono a rallegrarci, quando non abbiamo nessun libro di un poeta a portata di mano, allora affiora il ricordo di una canzone di Schubert il ritmo di Mozart, il suono di una messa o di una suonata… e tutto s’illumina e ci scuote profondamente ed è come se delle mani amorose si posassero sulle nostre dolorose ferite. Oh, cosa sarebbe la vita senza musica!”.

Così scriveva Herman Hesse nel 1915. Da sempre incontenibile amante della musica, era cresciuto suonando il violino. In età adulta aveva continuato a coltivare questa passione, divenendo un assiduo frequentatore di concerti. Quando in tarda età i suoi movimenti cominciarono ad essere limitati, esercitò l’ascolto grazie al rivoluzionario mezzo radiofonico. Un rapporto, quello con la musica, che mantenne intatto per tutto l’arco della sua vita e che spesso esaltò in molte delle sue poesie più belle.

I testi che seguono sono solo un piccolo campionario delle opere poetiche che Hesse scrisse come elogio dell’arte musicale e dei suoi interpreti favoriti. Buona lettura.

Herman Hesse, poesie scelte per parlare di Musica

Chopin

(1897)

Riversa di nuovo, a caso

su di me i grandi pallidi gigli

delle tue nenie,

le rose rosse dei tuoi valzer.

Intreccia il respiro profondo del tuo amore

che, appassendo, sparge profumo

e i rossi sinuosi garofani

del tuo orgoglio.


Berceuse

Cantami la tua dolce nenia!

Da quando se ne andò la giovinezza

ho tanto desiderato udirne il verso,

vieni da me, dolce melodia,

solo tu puoi ancora affascinare

il mio cuore inquieto nelle lunghe notti.

Posami sui capelli la mano sottile

e sogniamo insieme della nostra terra,

della gloria morta e della felicità.

Come una stella che vaga solitaria,

il tuo canto di fiaba,

orlerà luminoso come una fiaccola

le notti della mia angoscia.

E ponimi sul capo, proprio

la corona di rose! Ancora profuma

e sogna la sua casa, ottenebrato dal dolore.

Già sono così appassionato ed incerto,

rotto e malato di nostalgia,

e a casa non posso più tornare.


Notturno

Notturno di Chopin in mi-bemolle.

L’alta arcata della finestra era colma di luce-

Anche il tuo volto, serio

era toccato da un’aureola

Ma in nessuna notte, la silenziosa

la silenziosa luna d’argento mi ha così turbato

tanto che dal profondo ho sentito

inesprimibilmente dolce un cantico dei cantici.

Tu tacevi – Anch’io; la muta lontananza

si dissolve in luce! Non c’era vita.

Solo nel lago una coppia di cigni

e sopra di noi il corso delle stelle.

Apparsa nell’arco della finestra

la luna disegnò un bordo d’argento

intorno alla tua mano tesa

e al tuo collo sottile.

Fonte:

Herman Hesse, Poesie (Lato Side Editori, Roma 1980)

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