L’antico Libro delle Odi segna l’inizio della poesia cinese ed è, per i Cinesi, ciò che Omero è stato per i Greci.
Contiene 305 canzoni popolari di cui, pare, si servì Confucio per i suoi insegnamenti morali. L’ode più antica fu composta nel 1753 a. C. Le Odi ci rivelano il mondo cinese com’era prima di Confucio: il concetto di un Dio personale, unico creatore di cielo e terra; la vita nei campi; i riti dell’amore e delle nozze; le festività. Nella loro forma le Odi somigliano molto alle nostre canzoni popolari, con le loro frequenti ripetizioni e i ritornelli. Noi, di seguito, ve ne presentiamo tre.

Le lappole

Vo a cogliere le lappole;

Non ho ancora empito il mio cesto,

Il mio cesto dal bordo voltato.

Ohimè, che penso al mio bene,

E lascio la via maestra.

 

Monto su di un’altura,

Il mio cavallo è stanco.

Intanto bevo del vino

Da una tazza scolpita e dorata.

 

Monto sull’alta collina,

Il mio cavallo è sfinito.

Intanto vuoto una coppa

Di corno di rinoceronte;

Vorrei poter annegare

La malinconia senza fine!

 

Ho varcato questi dirupi,

Il mio cavallo è scorato,

Il mio servo impaziente.

Ah, tristezza, tristezza!

Le rondini

Le rondini volano insieme,

L’una sorpassa l’altra.

Questa Dama ritorna alla sua famiglia paterna;

L’accompagno lontano, lontano, nella campagna.

Già non la scorgo più…

Le mie lacrime cadono fitte.

 

In linea retta, decise,

Le rondini escono in volo.

Questa Dama ritorna alla sua famiglia paterna;

Per un lungo tratto l’accompagno nel sud.

Già non la vedo più…

Pare che il cor mi si spezzi.

 

In te, Sorella, confidano tutti;

Perfetta è la tua virtù.

Sii sempre amabile e dolce,

candida e virtuosa per tutta la vita.

Solo il pensiero del nostro defunto Signore

Dà la forza di vivere alla tua mesta sorella.

 

(Composto dalla Regina di Wei per la seconda sposa di suo marito che, in seguito a un colpo di stato e alla morte del re, fu costretta a fuggire e rifugiarsi presso i genitori. La poesia è un ottimo esempio dei buoni rapporti che spesso correvano fra mogli e concubine.)

Stringendo il nodo

Con quanto amore ho legato i fastelli!

Le tre stelle scintillano nel cielo.

Oh, che serata è questa!

Davanti a me ci sta l’amore mio:

Tu, tu! Che farai dell’amor tuo?

 

Con quanto amore abbiam raccolto il fieno!

Le tre stelle ci illuminano l’angolo

sporgente della casa.

Oh, che serata è questa!

Finalmente ci uniamo. Oh noi, oh noi!

Che ne faremo della nostra unione?

 

Con quanto amore potai gli arboscelli!

Le tre stelle sfavillano sull’uscio.

Oh, che serata è questa!

Davanti a me io vedo la mia bella:

Tu, tu! Che ne farai della tua bella?

 

Fonte:

Liriche Cinesi (Einaudi, 1968). Trad. It. Giorgia Valensin