«…m’è dentro il male vostro che mi scava».

La poetica di Quasimodo

Poeta Siciliano, massimo esponente dell’Ermetismo, la sua poesia è nota per il linguaggio scarno, spesso velato di tristezza, eppure mai privo di originalità e finezza intellettuale. Tra i maggiori interpreti della condizione dell’uomo moderno, la poesia ermetica di Salvatore Quasimodo nasce dal bisogno di concretezza, in opposizione al Romanticismo e al sentimentalismo imperanti, per sfociare, con l’esperienza della II Guerra Mondiale, nella fase neorealista.


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Amen per la domenica in Albis

Non m’hai tradito, Signore:
d’ogni dolore
son fatto primo nato.

Ed è subito sera

Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera

Con una fronda di mirto

Con una fronda di mirto giocava
ed una fresca rosa;

e la sua chioma
le ombrava lieve e gli omeri e le spalle.

Già la pioggia è con noi

Già la pioggia è con noi,
scuote l’aria silenziosa.
Le rondini sfiorano le acque spente
presso i laghetti lombardi,
volano come gabbiani sui piccoli pesci;
il fieno odora oltre i recinti degli orti.

Ancora un anno è bruciato,
senza un lamento, senza un grido
levato a vincere d’improvviso un giorno.



Io mi cresco un male

Grato respiro una radice
esprime d’albero corrotto:

io mi cresco un male
da vivo che a mutare
ne soffre anche la carne.

Terra

Notte, serene ombre,
culla d’aria,
mi giunge il vento se in te mi spazio,
con esso il mare odore della terra
dove canta alla riva la mia gente
a vele, a nasse,
a bambini anzi l’alba desti.

Monti secchi, pianure d’erba prima
che aspetta bovi e greggi,
m’è dentro il male vostro che mi scava.

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